FERMO IMMAGINE: CARTELLONISTI DEL CINEMA ITALIANO NEGLI ANNI SESSANTA

Il 5 febbraio 1960 in un cinema di Milano viene presentato in prima assoluta un film che è divenuto nell’immaginario di più di una generazione la quintessenza iconografica di un irripetibile scorcio storico del nostro Paese. Al Capitol, la sala dove è in programma La dolce vita, al termine della proiezione infuria la polemica tra sostenitori e detrattori del regista Federico Fellini, il quale ha firmato una delle pellicole più famose e remunerative su scala internazionale del nostro cinema. Il Riminese viene apostrofato come “immorale”,  addirittura come “comunista” – proprio lui che è stato sovente tacciato di scarso impegno politico – e si guadagna persino uno sputo da uno spettatore a dir poco intollerante.

E’ il varo ufficiale, tra fischi e ovazioni, degli ormai sin troppo beatificati Anni Sessanta, all’insegna di quella Roma “inventata” o “fantasticata” dal nostro regista più immaginifico, che fece da scenario alla effervescente e frizzante stagione di un illusorio e mitizzato boom economico.

FIG. 1 FIG. 2

FIGG. 1 – 2: Giorgio Olivetti, La dolce vita (1960)

Per manifesti e locandine de “La dolce vita” si cimentano matite e pennelli di due trentenni allora emergenti e da subito apprezzati nel settore: il bolognese Giorgio Olivetti (1908-?) e il ferrarese Alessandro Simeoni (1928-2007), in arte Sandro Symeoni[1] o Sym tout-court. I risultati ottenuti dai due cartellonisti sono assai diversi e riconoscibili. Il segno di Olivetti è più pastoso e sensuale, i colori sono densi e illividiti, notturni (FIGG. 1, 2); la composizione di Simeoni è più accesa, quasi festosa; sicuramente fastosa e narrativa (FIGG. 3, 4, 5), con alcuni accenti memori della pittura dei “marguttiani” di quegli anni, da Anna Salvatori a Novella Parigini e Guttuso.

FIG. 3 FIG. 5

FIG. 4

FIGG. 3 – 4 – 5: Sandro Symeoni, La dolce vita (1960)

Giorgio Olivetti nel 1956 aveva vinto il premio come miglior cartellonista italiano dell’anno e nel decennio successivo lega la sua firma a film di genere, dalla serie mitologica (Il conquistatore di Corinto, 1961, FIG. 6) agli spaghetti-western (Il ritorno di Ringo, 1965, FIG. 7), al filone spionistico (007 Casino Royale, 1967, FIG. 8).

FIG. 6 FIG. 7 FIG. 8

FIGG. 6 – 7 – 8: Giorgio Olivetti (1961, 1965, 1967)

Olivetti aveva condiviso il premio del ‘56 ex-aequo con Averardo Renato Ciriello (Milano 1918), abile illustratore dalla mano felice, attivissimo negli anni Cinquanta e che negli Sessanta ha firmato i manifesti dei primi 007 storici, quelli con Sean Connery (Dalla Russia con amore e Goldfinger, rispettivamente 1963 e 1965, FIGG. 9, 10).

FIG. 9 FIG. 10

FIGG. 9 – 10: Averardo Renato Ciriello (1963, 1965)

Anche Symeoni negli anni Sessanta lavora alacremente, sia per autori engagée come Pasolini o Antonioni – con i quali gli si dà occasione di comporre la locandina de L’avventura (1960, FIG. 11) e il manifesto di Accattone (1961, FIG. 12), estremamente significativi della creatività artistica di Simeoni e di farne apprezzare la sua educazione all’Accademia – sia per la produzione più commerciale come Per un pugno di dollari (1964, FIGG. 13, 14), di sapore e tono più fumettistico.

FIG. 11 FIG. 12

FIG. 14 FIG. 13

FIGG. 11 – 12 – 13 – 14: Sandro Symeoni (1960, 1961, 1964)

Con il tempo affina ancor più le sue doti e sperimenta la propria vena pittorica in composizioni via via più stilizzate, come per Grazie zia (1968, FIGG. 15, 16) e Scusi, Lei conosce il sesso? (1968, FIG. 17), Le calde amicizie (1969, FIG. 18),  più sensibili alle suggestioni della grafica e della Pop Art in voga alla metà degli anni Sessanta. Per Pasolini disegnerà anche l’affiche de I racconti di Canterbury (1972, FIG. 19) che lo stesso Simeoni ha dichiarato considerare la sua cosa migliore[2].

FIG. 15  FIG. 16

FIG. 17  FIG. 18

FIGG. 15 – 16 – 17 – 18: Sandro Symeoni (1968, 1969)

FIG. 19

FIG. 19: Sandro Symeoni (1972) 

FIG. 20

FIG. 20: Carlantonio Longi (1960)

Per L’avventura  (1960) assieme alla locandina di Simeoni circola il cartellone di Carlantonio Longi (Livorno, 1921-1980, FIG. 20) di taglio iconografico più tradizionale e vicino alle copertine del romanzo sentimentale, ancora legato alla cartellonistica degli anni Cinquanta.

L’arte del cartellone cinematografico nel nostro Paese ha i suoi capostipiti (sia in termini cronologici che stilistici) nella triade indiscussa, attiva fra le due guerre e negli anni Quaranta, che risponde ai nomi di Luigi Martinati (Firenze, 1893-1983, FIG. 21, 1940), Alfredo Capitani (Ciampino, 1895-1985, FIG. 22, 1946); Anselmo Ballester (Roma, 1897-1974, FIG. 23, 24, 1938 e 1941), i cui primi manifesti sono realizzati secondo la tecnica litografica che comunque ne limitava la gamma cromatica.

FIG. 21

FIG. 21: Luigi Martinati (1940) 

FIG. 22

FIG. 22: Alfredo Capitani (1946)

FIG. 23 FIG. 24

FIGG. 23 – 24: Anselmo Ballester (1938, 1941)

Nel secondo dopoguerra la litografia viene sostituita dalla stampa offset, cioè dalla fotolitografia, che consente agli illustratori non solo di arricchire la propria tavolozza e calibrare l’uso i colori, ma anche di dare un guizzo alle loro pennellate, dando al manifesto immediatezza e dinamicità.

La qualità dei disegnatori italiani di quegli anni è indiscussa e sono le stesse case produttrici americane a dettare ai distributori in Italia i nomi di fiducia cui affidare l’illustrazione dei manifesti dei loro film, in prima linea Ercole Brini (Roma, 1913-1989) – da Colazione da Tiffany, 1961, FIG. 25, a Chi ha paura di Virginia Woolf? e Blow-Up di Antonioni, usciti da noi entrambi nel 1967,  FIGG. 26, 27 – e Nano, alias Silvano Campeggi (Firenze, 1923).

FIG. 25 FIG. 26 FIG. 27

FIGG. 25 – 26 – 27: Ercole Brini (1961, 1967)

Campeggi, figlio di un tipografo, studia all’Istituto d’Arte di Porta Romana e si forma alla scuola di Rosa e Soffici. Con queste solide basi, nel dopoguerra si trasferisce a Roma dove intraprende la sua fortunata carriera di cartellonista, conteso da italiani e statunitensi, e con lo pseudonimo Nano ha firmato centinaia di locandine cinematografiche, da Via col vento a Casablanca, da Le meravigliose avventure di Pollicino (1958, FIG. 28) a La gatta sul tetto che scotta (1959, FIG. 29) dove sfodera a sua invidiabile qualità di ritrattista. Nell’arco degli anni Sessanta nel repertorio dei suoi manifesti può permettersi soluzioni eclettiche, dallo stilizzato all’illustrativo-bozzettistico, al caricaturale. Qualche titolo esemplificativo nella sua sterminata produzione : West Side Story (1961, FIG. 30), Luce nella piazza (1961, FIG. 31), Vincitori e vinti (1962, FIG. 32), Per favore non mordermi sul collo (1967, FIG. 33).

LINK: https://renatosantoro2015.wordpress.com/2016/05/28/nano-preferisce-la-bionda-la-mora-o-tutte-due/

FIG. 28 FIG. 29

FIGG. 28 – 29: Silvano Campeggi – Nano (1958, 1959)

FIG. 30 FIG. 31

FIG. 32 FIG. 33

FIGG. 30 – 31 – 32 – 33: Silvano Campeggi – Nano (1961, 1962, 1967)

Negli anni Sessanta quella cinematografica è una vera e propria industria trainante che lavora a pieno regime e sforna nelle sale più di cinquecento titoli l’anno (fra italiani e stranieri)[3]. Perciò c’è posto e lavoro assicurato e ininterrotto per tutti i più bei pennelli d’Accademia, arruolati nel nutrito esercito dei cartellonisti alle prese con locandine e poster.

Primo fra tutti il pescarese Manfredo Acerbo (1913-1989) sulla piazza già dagli anni Quaranta (suo il memorabile manifesto di Gilda, 1946, FIG. 34); al quale si devono le illustrazioni per quei film “peplum” allora di gran richiamo come  La tunica (1954, FIG. 35), Sodoma e Gomorra (1962, FIG. 36) o di genere come Via Margutta (1960, FIG. 37), Delitto allo specchio (1964, FIG. 38) e Sette volte donna (1967, FIG. 39).  Ma negli anni Sessanta Manfredo – che si firma con il solo nome – si avventura nel filone “osé”, ormai castigatissimo a rivederlo con la lente del nostro tempo smaliziato: Mondo Cane (1962, FIG. 40), Mondo sexy di notte (1962, FIG. 41), Notti e donne proibite (1963, FIG. 42).

FIG. 34  

la-tunica

fig-36

FIGG. 34 – 35 – 36: Manfredo Acerbo (1946, 1954, 1962)

FIG. 37 FIG. 38 FIG. 39

 FIGG. 37 – 38 – 39: Manfredo Acerbo (1960, 1964, 1967)

FIG. 40 FIG. 41  FIG. 42

FIGG. 40 – 41 – 42: Manfredo Acerbo (1962, 1963)

Il veneto Angelo Cesselon, nato a Cinto Caomaggiore (1922-1992) e trasferitosi giovanissimo a Roma dove si forma in pittura frequentando studi d’arte e di grafica, è apprezzato per le sue spiccate doti di ritrattista e per l’esuberanza del colore: Arabesque (1966, FIG. 43), Il dottor Faustus (1967, FIG. 44), Doti queste necessarie ad ogni cartellonista che si rispetti e che ritroviamo così anche in Giovanni Di Stefano detto Nino: I commedianti, 1968, FIG. 45).

FIG. 43 FIG. 44

FIGG. 43 – 44: Angelo Cesselon (1966, 1967)

FIG. 45

FIG. 45: Giovanni (Nino) Di Stefano (1968)

I fratelli Lorenzo (detto Enzo, 1923-2008) e Giuliano Nistri (classe 1926) romani, sono entrambi valenti illustratori ed hanno percorso in parallelo la stessa carriera di cartellonista cinematografico. Di Enzo Nistri peschiamo dal serbatoio degli anni Sessanta: Gli ammutinati del Bounty (1962, FIG. 46), Il terzo giorno (1965, FIG. 47), Modesty Blaise (1966, FIG. 48), La 25^ ora (1967, FIG. 49). Del fratello Giuliano: La notte (1961, FIG. 50), My Fair Lady (1964, FIG. 51), C’era una volta (1967, FIG. 52), Il giorno della civetta (1968, FIG. 53).

FIG. 46  FIG. 47

FIG. 48 FIG. 49

FIGG. 46 – 47 – 48 – 49: Lorenzo (Enzo) Nistri (1962, 1965, 1966, 1967)

FIG. 50  FIG. 51

FIG. 52 FIG. 53

FIGG. 50 – 51 – 52 – 53: Giuliano Nistri (1961, 1964, 1967, 1968)

Chiudiamo questo viaggio in quella irripetibile stagione del nostro cinema con un personaggio del calibro di Ermanno Piero Iaia che, essendo più giovane, esordisce nell’ambiente proprio negli anni Sessanta (mentre gli altri, generazione di trenta/quarantenni, erano sulla breccia già da un po’) e darà il meglio di sé negli anni del decennio successivo: La parmigiana (1963, FIG. 54), Cerimonia segreta (1968, FIG. 55), Il conformista (1970, FIG. 56), lo splendido cartone per Una stagione all’inferno (1971, FIG. 57), Anima persa (1973, FIG. 58).

FIG. 54  FIG. 55 FIG. 56FIG. 57 FIG. 58

FIGG. 54 – 55 – 56 – 57 – 58: Ermanno Piero Iaia (1963, 1968, 1970, 1971, 1973)

FIG. 59  FIG. 60

FIG. 59: Mimmo Rotella (1962) / FIG. 60: Andy Warhol (1964)

Si è spesso associato la Pop Art a fumetti e manifesti cinematografici; ne sono esempi e prove tanto il celebre decollage di Mimmo Rotella (1962, FIG. 59), in cui campeggia lacerata proprio la locandina di quella Dolce vita che ha aperto questo nostro excursus, quanto i multipli di Liz Taylor di Andy Warhol (1964, FIG. 60), entrambi icone di costume per quel breve segmento della nostra giovinezza.

arch. Renato Santoro – Roma, 19 sett. 2015

NOTE

[1] Simeoni stesso raccontò di aver così trascritto “esoticamente” il proprio cognome per renderlo facilmente pronunciabile dalla clientela americana che altrimenti ne storpiava la dizione

[2] Il manifesto ebbe la ventura di essere ritirato dal mercato per offesa al pudore per quei nudi appena accennati

[3] Nel 1964 sI contano addirittura 617 uscite: 315 film italiani e 302 stranieri (dati desunti dagli Elenchi dell’Ufficio della distribuzione generale dello Spettavolo)

Annunci

Un pensiero su “FERMO IMMAGINE: CARTELLONISTI DEL CINEMA ITALIANO NEGLI ANNI SESSANTA

  1. Pingback: NANO preferisce la bionda, la mora (o tutt’e due)? | L'AMANTE DELL'INGEGNERE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...